Il progetto

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Il progetto ICARUS - Innovazioni di processo e di marketing per la valorizzazione del carciofo pugliese in un'ottica sostenibile, è stato finanziato nell’ambito dell’avviso pubblico per la presentazione delle domande di sostegno a valere sulla Sottomisura 16.2 e 2 che sostiene la realizzazione di progetti pilota e attività di sviluppo di nuovi prodotti, pratiche, processi e tecnologie nel settore agroalimentare e forestale, nonché il trasferimento e la disseminazione dei risultati ottenuti da parte dei Gruppi operativi.

Obiettivi

Obiettivi

Il progetto si pone l’obiettivo generale di migliorare la competitività della filiera cinaricola pugliese, rafforzando diversi aspetti lungo la filiera stessa. Fra questi, particolare attenzione sarà riservata al recupero delle varietà locali, all’efficientamento in ottica di sostenibilità delle tecniche di coltivazione, all’introduzione di nuovi prodotti di IV e V gamma (con messa a punto dei relativi processi) e al recupero degli scarti di lavorazione per produrre integratori, cosmetici naturali.

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Livello di innovatività

Livello di innovatività

Il primo aspetto innovativo è rappresentato dall’ampliamento della gamma varietale mediante la valorizzazione del germoplasma locale, al fine di produrre capolini d’eccellenza dall’alto valore nutraceutico e capolini rispondenti ai requisiti agro-industriali per la trasformazione.

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Il territorio

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Il carciofo pugliese oggi

La Puglia, con poco meno di 12.000 ettari coltivati, è seconda regione italiana per produzione di carciofo, stimata in circa 120.000 MT. La produzione si concentra nelle province di Foggia e Brindisi, seguite da Bari e BAT, mentre è minore per Taranto e Lecce

Recupero e valorizzazione

Il progetto ICARUS è nato per risolvere le criticità lungo tutta la filiera, e per trovare soluzioni alternative utili alla valorizzazione del prodotto con processi innovativi ad alto contenuto in servizio (carciofi di IV e V gamma), ma che ne valorizzi anche gli scarti e i sottoprodotti, aprendo a nuovi mercati.

Gli aspetti critici

Come successo per tutto il territorio nazionale, che rimane il primo paese produttore al mondo, nell’ultimo ventennio si è assistito a una contrazione della superficie coltivata, della produzione, ma anche della resa per ettaro.  Questo a causa della difficoltà nella gestione della coltura, spesso oggetto di gelate, e anche a causa delle tecniche di propagazione delle varietà classiche, che hanno portato a un impoverimento del germosplasma utilizzato. In aggiunta, la crisi del comparto, i prezzi bassi imposti dalle aziende di trasformazione, e la competizione con i mercati esteri hanno fatto sì che molti produttori optassero per colture più redditizie.

I Partner

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